Ansia da prestazione: ecco i consigli dell’Esperta

Ansia da prestazione: ecco i consigli dell’Esperta

Prima di ogni prestazione sportiva l’individuo passa da una condizione di rilassamento/quiete a una di attivazione fisiologica.
Per attivazione fisiologica si intende una condizione in cui il corpo si prepara ad affrontare una gara attraverso una serie di segnali, come l’aumento del respiro, la sudorazione, l’aumento della frequenza cardiaca.

Spesso capita che l’attivazione fisiologica venga letta come qualcosa di negativo e da eliminare, senza sapere che invece, è naturale e utile alla persona per affrontare al meglio la sua prestazione sportiva.
Immaginate se al posto che dare un significato catastrofico a questa attivazione la valutassimo come qualcosa di positivo: come un segnale che ci avvisa del fatto che ci stiamo preparando e che teniamo fortemente a ciò che andremo a fare! Tutto sta nel reinquadrare le sensazioni e cercare di trasformarle in energia da bruciare durante la gara.

Cos’è l’ansia da prestazione?

Il problema insorge quando i normali segnali di attivazione, letti in modo negativo, vengono affiancati a idee controproducenti e giudicanti come “Sono agitato..vuol dire che ho paura…non ce la farò… sbaglierò tutto…ecc”. Questi pensieri vanno a stimolare ancora di più l’attivazione fisiologica:  il respiro aumenta ancora,  il battito cardiaco si fa più intenso e si raggiungono alti livelli di tensione che non sono più utili a fare bene durante la prestazione.

È proprio quando la persona attribuisce un significato diverso all’attivazione, la associa a pensieri catastrofici, si fa travolgere dalle sensazioni e sente di  perdere il controllo, che si può parlare di ansia da prestazione.
L’ansia da prestazione, quindi, può compromettere fortemente la performance sportiva dell’atleta perché non gli permette di usufruire delle personali risorse ma piuttosto di concentrarsi su pensieri negativi (“tanto andrà male…sarò una delusione per tutti”)  e sul giudizio degli altri (“chissà cosa penseranno di me”).

Anche i bambini, come i grandi, posso provare ansia da prestazione e sentirsi in balia della preoccupazione, della paura di sbagliare e dell’agitazione.

Quali conseguenze comporta?

Questa “mancanza di controllo” e serenità potrebbe avere delle conseguenze a breve e lungo termine.

Le conseguenze a breve termine:

  • il bambino aspetta con paura il momento della partita;
  • il bambino non si diverte e vive male il momento della partita (che invece dovrebbe essere vista come un banco di prova gioioso e utile a imparare qualcosa in più);
  • il bambino non riesce a esprimere le proprie potenzialità in campo e si sente frustrato per questo;
  • mancanza di concentrazione sul campo da gioco;
  • perdita di autostima e fiducia nelle proprie capacità;

Le conseguenze a lungo termine:

  • il bambino associa al ricordo della prestazione sportiva un’emozione negativa;
  • il bambino abbandona lo sport praticato.

Ecco come fare ad individuarla nei bambini…

Può capitare che i nostri piccoli atleti soffrino di un po’ di ansia da prestazione e magari non ce ne accorgiamo.

Ecco degli spunti per poter capire se ne soffrono:

  • Lo vedete particolarmente agitato e/o nervoso prima della partita;
  • É particolarmente attivo o, al contrario, troppo rilassato prima della partita, per esempio dicendo addirittura di avere sonno;
  • Mancanza di motivazione (non ha voglia di andare alla partita);
  • Ritarda il momento di andare alla gara, ricorrendo a numerose scuse (mal di pancia, mal d testa ecc.).

…e come aiutarli ad affrontarla

  • Osservate attentamente vostro figlio e se pensate che abbia un po’ di ansia da prestazione chiedetegli come si sente (se ha paura, il cuore batte velocemente ecc.);
  • Rassicuratelo sul fatto che è normale avere quei “sintomi” perché vuol dire che tiene molto a ciò che sta facendo e semplicemente il suo corpo si sta preparando per dare il meglio;
  • Rassicuratelo sul fatto che non è detto che perderà o sbaglierà. È una possibilità che si può verificare esattamente come il fatto che vincerà o farà un buona prestazione;
  • Rassicuratelo del fatto che il risultato della gara non determina il suo valore. Perdere spesso aiuta molto di più che vincere, perchè permette di capire gli errori e crescere;
  • Rassicuratelo sul giudizio altrui (spesso la paura che fa crescere l’ansia è legata al giudizio) e spiegategli che il suo obiettivo è fare del suo meglio e divertirsi, comunque vada;
  • Se vi accorgete che non basta il vostro aiuto, rivolgetevi a uno psicologo dello sport che possa attuare con lui un percorso di mental training per aiutarlo a vivere meglio il momento della partita.

Si ringrazia Ambra Nagliati, Psicologa, esperta in psicologia dello sport, per aver contribuito alla stesura dell’articolo.

 

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