BAMBINI SURFISTI INVECE DI BAMBINI SOLDATO

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BAMBINI SURFISTI INVECE DI BAMBINI SOLDATO

Due surfisti sopra le righe hanno permesso alle meravigliose coste della Liberia di figurare sulle mappe dei migliori spot, trasformando la loro passione per lo sport in uno strumento per il bene sociale.

  • di Kate Rice – tradotto da Sport Grand Tour (Articolo pubblicato su BBC-Travel )

11 Novembre 2015

La città Liberiana di Robertsport racchiude tutti i 4 elementi del sogno di qualsiasi surfista: onde perfette, acqua calda, una line up vuota e un ambiente esotico.   Nonostante si trovi a meno di 100km a sud dalla capitale Monrovia, l’ultimo tratto di strada per raggiungere la città attraversa una giungla lussureggiante, ricordando talmente tanto Jurassic Park, che quasi ti aspetti uno pterodattilo in volo.

La Liberia stava giusto attrezzandosi per ricostruire le infrastrutture flagellate da 11 anni di una vicinissima guerra civile, che nel 2014 si trova nel mezzo dell’epidemia di Ebola – un insieme di eventi che farebbe desistere quasi qualsiasi esperto di sviluppo turistico.  QUASI, appunto.  A parte Daniel Hopkins e Sean Brody.  Questo lembo di spiaggia, giungla e villaggi di pescatori era tutto quello che due Surfisti Americani freschi di MBA stavano cercando.

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Molto tempo prima che l’Ebola colpisse, i due erano già in cerca del posto perfetto dove lanciare un’iniziativa di surf sostenibile, che incorporasse le esigenze locali, le risorse e il lavoro.  Robertsport, dove molte persone vivono in case di lastre di alluminio o composte con bastoni e fango o raramente ristrutturate in mattoni, era il luogo perfetto.  Questa regione così allo stato primordiale era meravigliosa e la popolazione alla disperata ricerca di opportunità.

Fin dal grande classico del Surf, The Endless Summer, la ricerca dell’onda perfetta è parte del pensiero di qualsiasi surfista, conducendo pionieri nei posti più inesplorati come Indonesia, Papua Nuova Guinea e Costa Rica.  L’Africa Occidentale non fa eccezione: già dal 1970 giornalisti surfisti avevano scoperto Robertsport – quando la nazione stava entrando in un periodo di tumulti economici e politici che portarono al colpo di stato del 1980, seguito dall’inizio della guerra civile nel 1989.

Ma così grande era il richiamo delle onde di Robertsport che a pochi anni dalla fine della guerra civile nel 2003, i surfisti iniziarono a ritornare.  Un documentario del 2006, Sliding Liberia, ha riportato Robertsport sulle mappe del surf.

Brody arrivò a Robertsport nel 2009 mentre stava lavorando come fotografo per Surfari, un programma televisivo statunitense.  Durante lo shooting, ha incontrato il surfista Liberiano Benjamin McCrumuda, che aveva un’abilità sbalorditiva a chiamare le onde.

“Immergeva le mani nell’acqua e pronunciava ‘Kway-pu-na!’ [vieni grande onda del mare!] nel dialetto Vai locale”, ricorda Brody.  E come Brody guardava il mare, una serie di rigonfiamenti si innalzavano all’orizzonte e si formavano le onde.

Si è così innamorato di quel posto.  “Si è innamorato del posto e non ha più smesso di parlarne” Confera Hopkins.

Quindi nel 2012, quando i due furono pronti a lanciare il loro business, trovarono il nome: Kwepunha Retreat.Liberia Surf4 16_nov_2015

Dare luce a Kwepunha ha richiesto tantissimo lavoro.  Aiutati dai lavoratori locali, hanno restaurato le rovine di un hotel di lusso costruito nel 1970 – un ricordo dei giorni di gloria di Robertsport, quando rappresentava la finestra sulla spiaggia per gli europei benestanti. Hanno sradicato alberi che si erano aperti un varco nei soffitti delle stanze ormai caduti e ricostruito muri per creare un ostello arioso, una villa esclusiva e un taco stand con un piano sull’oceano.  Gli artigiani locali hanno creato gli arredi per Kwepunha; altri hanno aiutato a dipingere i muri nei vibranti toni del giallo e del rosso.  I lussureggianti alberi di Mango, Guava e Papaya nel retro del resort hanno completato il contesto per una cucina a km zero.

Il prossimo passo era quello di iniziare la Kwepunha Surf Academy, lavorando insieme alla Liberian Surfing Association.  Hanno quindi avviato un progetto di condivisione delle tavole da surf per i ragazzi di Robertsport – accreditando i partecipanti dei corsi e coinvolgendoli poi nei corsi di salvamento all’interno di Kwepunha, attività che ha trasformato i locali in istruttori di surf qualificati.

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Hopkins ha stimato che Kwepunha ha impiegato centinaia di persone dal suo inizio, con circa 15 lavoratori full time e 25 part time nei periodi di alta stagione.  I due si sono anche spesi nel campo dell’igiene insieme a tutta la comunità, con progetti come la pulizia delle spiagge eseguita 2 volte al mese.

Il business ha iniziato a crescere: inizialmente con gli espatriati da Monrovia, seguiti da turisti oltremare. “Abbiamo avuto ospiti da 40 nazioni”, afferma Brody. E tutti sono venuti per le onde sinistre di Robersport, che durano “all’infinito”, ha aggiunto.

Kwepunha era diventato così famoso che Hopkins e Brody hanno iniziato a organizzare gruppi, spaziando dagli appassionati di yoga, a studenti universitari interessati ad una full-immmersion in un’esperienza di sviluppo sostenibile. Una grande rivista di surf,  Zigzag, pianificò quindi uno shooting sul posto.

E poi arrivò l’Ebola.

Ebola significava quarantene, checkpoint militari, divieti di viaggio e annullamento del servizio fotografico. Nell’Agosto del 2014 l’ultimo degli ospiti di Kwepunha partì e Hopkins e Brody furono evacuati. L’epidemia certamente non era parte del piano di business originale, ma in qualche modo velocizzò il raggiungimento dell’obiettivo originale: Kwepunha è diventata un’azienda con management locale in 2 anni anziché in 5.

“Con Ebola non abbiamo avuto scelta.” dice Hopkins.  Lo staff Liberiano ha mandato avanti il Resort; Hopkins e Brody hanno condotto  campagne di foundraising per pagare gli stipendi.  Hanno anche raccolto denaro per il Kriterion Group: Liberiani che andarono porta a porta in Robertsport spiegando le pratiche igieniche anti-Ebola.

Robertsport non ha avuto casi di Ebola durante l’epidemia.

Nonostante tutto il surf continuava.

Con lo scemare della crisi Ebola, così fecero anche i divieti di viaggio; Hopkins tornò nel Gennaio 2015 (Brody rimase negli Stati Uniti; lui e sua moglie avevano appena avuto il loro primo figlio).  In Maggio fu cancellato il divieto di viaggio per la Liberia e gli espatriati – alcuni non se ne andarono mai – iniziarono a ritornare sulla costa.

La rivista Zigzag ha riprogrammato lo shoot, poco più di 12 mesi in ritardo rispetto la sua data originale.

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Oggi i visitatori possono surfare nuovamente a Kwepunha, godendosi i suoi più di 300 giorni all’anno di surf e la sua lunga serie di onde sinistre.  Possono prendere lezioni di surf dagli istruttori locali e noleggiare una tavola, anche se gli esperti sono incoraggiati a portare le loro e lasciarle in donazione. Quando non surfano gli ospiti possono provare a pescare o cimentarsi in passeggiate guidate lungo la spiaggia o nella giungla della montagna retrostante.

E in tutto questo i visitatori danno il loro contributo nel creare un’immagine della Liberia di Bambini Surfisti invece di Bambini Soldato.

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Articolo Orginale: BBC TRAVEL

 

 

 

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