8 MESI PRIMA DELLE OLIMPIADI NON SAPEVA NUOTARE: IL RUOLO E COSA SONO LE WILDCARD OLIMPICHE

8 MESI PRIMA DELLE OLIMPIADI NON SAPEVA NUOTARE: IL RUOLO E COSA SONO LE WILDCARD OLIMPICHE

Accedere alle Olimpiadi è sicuramente un obiettivo molto impegnativo poichè si basa sul merito.  Ma che ne sarebbe della partecipazione di quei paesi che ancora non hanno una base sportiva diffusa? Lo sport è uno strumento anche sociale oltre che economico e pertanto le Olimpiadi cercano di coinvolgere anche i paesi con esigua partecipazione proprio con l’auspicio di una partecipazione universale agli sport per il futuro.

Ecco che nascono le Wildcard (wild-card o Wild Card), già ampiamente usate nel passato, che garantiscono l’accesso ai Giochi Olimpici alle nazioni che non riuscirebbero a qualificarsi a causa del numero esiguo di praticanti. Ad esempio i paesi candidabili per richiedere le Wildcard per Rio2016 nella Ginnastica Artistica sono quelli che tra le Olimpiadi di Londra 2012 e Pechino 2008 non hanno portato ai Giochi più di 16 atleti complessivamente (cioè 8 di media, escludendo gli sport di squadra).  Nel Taekwondo invece sempre per Rio2016 l’Italia spera in una Wildcard per l’unico atleta che soddisfa i requisiti non essendo riuscita a qualificare nessun atleta.

La nazione che riceve le Wildcard effettua poi una selezione interna per poter determinare il beneficiario e poi… si vola alle Olimpiadi!

Non mancano nella storia esempi di medaglie conquistate proprio da atleti arrivati con Wildcard olimpiche, ma le migliori esperienze arrivano da persone che non hanno vinto medaglie ma hanno dimostrato il vero spirito olimpico: citius—altius—fortius.

Più veloce, più in alto, più forte: Eric Moussambani (The Eel)

Eric Moussambani (The Eel) proviene dalla Guinea Equatoriale e 8 mesi prima delle Olimpiadi non sapeva nuotare. Appena finite le scuole inizia a nuotare dalle 5 alle 6 del mattino alla piscina di un Hotel e poi nel fiume dove alcuni pescatori gli hanno insegnato come “non affogare più che a nuotare”. Vi potete immaginare quando è atterrato a Sydney2000 e si è trovato davanti la vasca olimpionica da 50mt, mentre lui fino al giorno prima si allenava in una di forse 15mt? 

Spaventato perchè sapeva di non avere la resistenza per coprire quella distanza, ha iniziato a allenarsi intensamente, nei giorni precedenti le olimpiadi, chiedendo agli altri qualche informazione per apprendere le tecniche di base per tuffarsi, virare e nuotare: lui che aveva imparato guardando gli altri in televisione non aveva mai avuto un allenatore vero.  Qualcuno l’ha ignorato, altri l’hanno aiutato perchè quando l’hanno visto nuotare hanno capito che non aveva tecnica e lui stesso afferma che allora non sapeva coordinare i movimenti e la respirazione. 

 “Ero così nervoso, mi ricordo che nella stanza di attesa ero talmente nervoso che non sapevo nemmeno come parlare con le persone. Quando hanno chiamato me, la mia nazione, quando sono uscito ho visto così tante persone che mi sono detto… – Oh mio Dio nuoterò di fronte a tutte queste persone- ero così spaventato di fare qualcosa per cui le persone avrebbero riso di me“

Nella stessa batteria gli altri due concorrenti sono stati squalificati e lui si è trovato da solo a tuffarsi in mondovisione.

“I primi 50 mt li ho fatti bene, credo di aver utilizzato tutte le mie energie, nella mia mente mi dicevo -hey vai vai vai e finisci – perchè tutto il mondo mi stava guardando.  Sapevo che la mia famiglia, il mio paese, mia sorella, mia madre, mi savano guardando, ecco perchè ero così agguerrito, dovevo farlo.  Non mi sono curato del tempo, la mia unica preoccupazione era di terminare.  Nella vasca di ritorno ero così stanco, non riuscivo più a sentire le mie gambe, a metà vasca sentivo che stavo nuotando ma mi sembrava di essere fermo; ma quando ho iniziato a sentire le persone, la folla che mi diceva – hey go go go – mi hanno dato la forza di finire. Quando ho toccato il bordo ho pensato – Oh ce l’ho fatta- ero l’unico nuotatore della mia nazione ad aver terminato una competizione internazionale. Ero così felice di avercela fatta, anche se il tempo non era buono ma ce l’ho fatta”

Solo 4 ore dopo, dopo aver dormito per 4 ore a causa della stanchezza Eric Moussambani si è reso conto di cosa aveva fatto: era diventato la rappresentazione dello Spirito Olimpico che va oltre la mera competizione, quello che il barone De Coubertin ha voluto esprimere con le parole L’importante non è vincere, ma partecipare.  Quando ha visto il suo volto ovunque sui monitor e giornalisti che richiedevano interviste ha capito di aver fatto qualcosa di grande.

Questo ha cambiato tutto nella sua vita, ora cerca di promuovere il nuoto nel suo paese, aiuta i ragazzi che vogliono iniziare ad allenarsi, nella piscina di 50 mt che ora esiste e li incoraggia ad iniziare sport e a smettere di fare “bad things”.

Lui è diventato un esempio per i ragazzi al pari di come è un esempio Usain Bolt o Michael Phelps. Una wildcard ha portato tutto questo.  Godetevelo nella video intervista che vi riportiamo.

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