MARTINA CAIRONI: LA PORTABANDIERA ITALIANA ALLE PARALIMPIADI RIO 2016
E’ una notizia bella, che sa di speranza: la speranza che l’italia sia un pò come Martina, che ha saputo guardare quello che ha, per arrivare sul tetto del mondo con un gran sorriso. Martina Caironi portabandiera italiana alle Paralimpiadi Rio 2016, insieme a Federica Pellegrini per le Olimpiadi.
Martina Caironi, classe 1989 era una studentessa quando nel 2007 le viene amputata una gamba per un grave incidente in motorino.
“Da quel fondo… ero lì, ho pensato dentro di me… verranno momenti migliori, la vita era li ad aspettarmi. La posta in gioco era troppo alta, troppo. A 18 anni tu devi esplodere, non puoi stare a piangere sul divano. “
“Guardatevi in basso, avete le gambe, avete la testa e quindi mi sorge spontaneo chiedervi… ma cosa aspettate ad andare a correre, siete ancora qui?”

E quindi quello che potevo fare era piegarmi, raccogliere la terza pallina e ricominciare a vivere.
“In un modo un pò diverso, non avevo più mezza gamba, ma avevo tutto meno mezza gamba.”
Ha quindi riniziato a fare tutto, ma senza i freni inibitori di prima, con il forte desiderio di vivere ed essere se stessi. La sua risalita verso la normalità è stata suggellata dalla ripresa dello sport.
“Non è stato facile. Le sensazioni sono diverse, devi abituare il tuo fisico, il tuo schema motorio è un altro.”
Grazie allo sport ha capito cosa è la disabilità, incontrando atleti di tutto il mondo, ha viaggiato e conosciuto. Ha capito che un disabile è prima di tutto una persona.
“Chi se lo aspettava dal letto di ospedale di arrivare in uno stadio di 80.000 spettatori.”
Da lì sapete quanti sport ha provato? Guardatela nelle foto che ci mostra in questo video durante una puntata di TED a Bergamo. Ha fatto Snowboard, Sledge Hockey, ha scalato le torri del Vajolet. Ha conosciuto il suo mito…USAIN BOLT e tante altre esperienze tra cui anche la giornalista alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014.
Quello che mi sento di dirvi è di provare nella vita di tutti i giorni ad aprire gli occhi e a vedere che forse la vostra variabile x, per quanto possa essere difficile e dolorosa da passare, magari questa variabile si può trasformare in qualcosa di bello, di positivo, forse può essere l’eccellenza.